Yalom, Sul lettino di Freud

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Il quarto dei romanzi di Yalom. Tra questi conto un capolavoro, Le lacrime di Nietzsche, due bei libri e uno scritto con la mano sinistra, proprio l’ultimo arrivato, Sul lettino di Freud. Il fatto è che Yalom è uno psichiatra e quando parla del suo lavoro può diventare noioso ed anche scontato. Qui ci offre due modelli di terapista, uno sostanzialmente positivo, l’altro negativo, ma soprattutto ci descrive un gruppo chiuso, quello degli analisti di uno Stato americano, che come ogni gruppo chiuso soffre di tutti i mali del secolo, la differenza è che gli analisti soffrono dei mali che dovrebbero curare negli altri e che invece tengono imprigionate le loro menti brillanti! Un abile truffatore si rivelerà anche abile psicologo nell’imbrogliare uno di questi analisti da centosessanta dollari l’ora, facendo leva proprio sulle debolezze psicologiche del truffato. Yalom non è Grisham, ma ci viene il sospetto che il terapista, nel voler descrivere la pancia della propria professione, si sia ispirato all’avvocato. Sia chiaro: i personaggi sono indovinati e la trama, arricchita anche da un mini thriller che si sviluppa nella seconda parte del libro, è piacevole. Un libro che si fa leggere. Una considerazione però è d’obbligo: nessuno si farebbe curare dai personaggi descritti da Yalom, come al solito, quando si guarda dal buco della serratura, si ottiene un quadro peggiore di quello al quale ci eravamo preparati.

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