Principi e schemi

Torniamo sul concetto di Inner game introdotto da Tim Gallwey, ma questa volta lo utilizziamo soltanto per introdurre la definizione di principio e schema.

L’inner game, il gioco del dialogo interno, è il principio; il tennis, con il tennista che lo gioca imbrigliando in competenze le proprie capacità innate, è lo schema.

Possiamo anche essere più chiari: saper decidere cosa fare è il principio, portare in campo la decisione è lo schema.

Questa distinzione può essere tradotta in termini filosofici riprendendo la dialettica tra forma e materia.

Rimaniamo con i piedi per terra e andiamo a vedere le cose nella pratica: principio e schema sono due concetti oggi molto di moda tra gli allenatori sportivi.

In Italia siamo tutti tecnici di calcio e allora parlare di calcio resta più facile:

Il calcio moderno si fonda su due fasi, la fase di possesso palla e quella di non possesso palla, un po’ la come la pallavolo, che ha ereditato dalle vecchie regole la fase punto e la fase cambio palla. Incudine e martello, direbbero gli antichi. Ho trovato in rete alcuni principi di gioco collettivi ai quali si richiamano gli allenatori di calcio in fase di possesso palla:

Penetrazione: o anche profondità e verticalizzazione. Bisogna arrivare prima possibile nelle vicinanze dell’area di rigore degli avversari, per essere in zona pericolosa per gli avversari e lontani da quella di pericolo per la nostra squadra.

Ampiezza: sfruttare tutta l’ampiezza del terreno di gioco per creare spazi utili ed aprire le maglie della difesa avversaria

Imprevedibilità: ogni situazione deve essere resa imprevedibile per gli avversari, anche se ripetuta, attraverso finte ecc…

Gli schemi sono applicazioni particolari di questi principi: l’esterno che riceve palla dal mediano e finta il cross entrando sulla linea di fondo applica uno schema e osserva i principi di ampiezza ed imprevedibilità.

Come entra nell’allenamento la distinzione tra principi e schemi?

L’allenatore convince i giocatori sui principi e promuove le esercitazioni per gli schemi. Gli atleti applicano questi principi attraverso le decisioni che di volta in volta sono chiamati a prendere e li mettono in pratica secondo le proprie capacità tecniche.

Il principio è la materia che prende forma nell’applicazione, ovvero nello schema. Se il principio è l’imprevedibilità, la forma sono il movimento senza palla a portar via l’uomo, una finta, una sovrapposizione…

Possiamo dire che nel principio conta più la testa, nello schema, che è  forma, conta di più la tecnica organizzata nella capacità di gioco .

Quando alleniamo il principio dobbiamo allenare alla scelta, quando alleniamo lo schema dobbiamo allenare la tecnica.

Principio=mente, schema=capacità.

I due elementi sono imprescindibili, ma è evidente che senza principi non ci sono schemi organizzati. Tendenzialmente chi crede nel lavoro globale allena molto i principi, chi crede nella tecnica individuale tende a prediligere gli schemi. La distinzione tra principi e schemi sembra più convincente di quella tra lavoro globale e sintetico.

Un fanatico dei principi e della capacità di scelta dei giocatori si deve porre la domanda: si possono allenare le scelte? Come?

Pensiamo al principio della imprevidibilità riportato nella pallavolo di medio livello (intendo un livello in cui l’alzatore è in grado di diversificare le alzate e gli attaccanti hanno a disposizione un repertorio di colpi sufficientemente ampio e consolidato).

A questo livello su appoggio facile e palla libera solitamente si gioca un primo tempo al centro.

La squadra avversaria in questa situazione di gioco prevede facilmente questo tipo di attacco e il punto si gioca su un unico dilemma: gli attaccanti attaccano meglio e più velocemente di quanto i difensori sanno difendere?

Saper praticare il principio dell’imprevedibilità significa aggiungere molto alle possibilità di successo della squadra in attacco.

Come fare?

Non c’è bisogno di troppi discorsi per convincere una squadra a scegliere. Serve la pratica e l’allenamento su una buona varietà di soluzioni. Un coach promuove esercitazioni che su palla libera allenano l’attacco spinto in posto quattro e rincorsa a vuoto del centrale, oppure, su attacco a due, il centrale attacca alle spalle dell’alzatore alternativamente ad attacco spinto in posto quattro della banda. E’ bene praticare queste soluzioni direttamente nel sei contro sei. Si possono introdurre punteggi premianti: due punti se l’attacco è a banda e mezzo se è su palla scontata al centro, due punti per attacco su centrale spostato e uno su centrale fermo nel mezzo della rete….

A forza di allenarsi a queste soluzioni, semplicemente la squadra metabolizza questa variante e l’alzatore al momento opportuno saprà scegliere quale forma dare al principio della imprevedibilità.

Questo allenamento non coinvolge solo la squadra, come rete di scelte individuali, ma è applicabile anche agli sport strettamente individuali. Persino in quelli closed skills come la corsa. Allenare diverse posture di corsa, lavorare molto sui cambi di andatura, sui ritmi, costruire situazioni di gara (recuperare uno svantaggio, mantenere un vantaggio in un momento di crisi), possono essere allenamenti ai principi ed alla scelta di fondamentale importanza.

Sembra facile e scontato, ma non lo è. Lasciare l’opzione all’ alzatore o alla “chiamata” dell’attaccante, allena a scegliere e a creare una rete di individui organizzata in principi. Molte squadre giocano bene ma non sanno scegliere. A volte vincono, ma non sono vincenti. La squadra che sa scegliere a volte perde, ma presto diventa una squadra vincente.

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