Ambiente e prestazioni sportive
Per anni abbiamo raccontato agli atleti la storia della bolla: chiudi fuori il mondo, concentrati solo sulla prestazione.
Una tecnica utile, certo.
Non sempre funziona. Più tardi parleremo del livello che più ci interessa, quello psicomotorio. Dal momento che lo schema è lo stesso, vanno dette due parole anche sull’aspetto motivazionale e relativo alla prestazione.
Prendiamo l’ultima finale di Coppa Davis, 2025. Siamo a Bologna, l’Italia è in vantaggio di uno a zero sulla Spagna. Se Cobolli vince il secondo singolare siamo campioni, altrimenti si va al doppio decisivo. Cobolli perde nettamente il primo set ed è in chiara difficoltà. Il pubblico diventa caldissimo. Il suo avversario è Munar, un tipo piuttosto fumino, è destabilizzato dal tifo e comincia a perdere qualche scambio. Ferrer, il suo capitano, gli dice: “resta dentro di te, non ascoltare il pubblico”.
È stata davvero la strategia giusta?
Forse no. Per la cronaca: Munar in vantaggio di un set e con l’inerzia dalla sua…perse.
Molte grandi imprese sportive sono nate dal rumore esterno. Dalla sfida. Dall’ambiente ostile trasformato in carburante. I mondiali di calcio del 2006 lo mostrano chiaramente: l’Italia vinse anche “contro” il clima che la circondava. Stessa cosa nel 1982. Nel primo caso erano pubblico e media tedeschi. Dipingevano la nostra nazionale come quella dei mangiatori di pizza. Cannavaro, il capitano, confessò che, dopo aver battuto la Germania per due a zero, avrebbe voluto presentarsi in sala stampa con due belle pizze fumanti. Nel 1982 la stampa italiana titolava “cosa andiamo a fare ai mondiali?”. Il gruppo giocò contro questo clima avverso. Altro che estraniarsi! Utilizzarono il contesto per trovare stimoli potenti!
ALLENAMENTO SUL Focus interno vs focus esterno: cosa cambia davvero
A livello psicomotorio succede lo stesso:
sotto pressione l’atleta torna dentro sé stessa e … fa male. Di fronte ad una ricezione sbagliata si mette a pensare a baricentro, braccia, appoggi, piano di rimbalzo…
In una fase di apprendimento succede la stessa cosa. “Pensa a come metti le braccia”, urliamo su ricezioni continuamente svassoiate.
E più l’atleta pensa a come mette le braccia e più si irrigidisce. Noi allenatori ci mettiamo il carico da dodici: spostati in avanti! Attenta al piano di rimbalzo!
Proviamo invece a pensare che il focus più efficace sia quello esterno:
palla, spazio, ritmo, obiettivo… può funzionare.
Anche perché la pallavolo è un gioco di decisioni immediate. Non c’è tempo per analizzare. Il corpo deve percepire e agire nello stesso istante. Per questo l’approccio ecologico sposta l’attenzione dall’interno all’ambiente: non alleni (soltanto) il gesto, alleni (soprattutto) ciò che lo genera.
📦 BOX – PERCEZIONE INCORPORATA
Come la vede l’approccio ecologico
👉 La percezione è il modo in cui il corpo “cattura” direttamente le informazioni utili per agire. GRAY sostiene: il concetto di percezione incorporata “perception embodied” si riferisce all’idea che la percezione non sia soltanto il risultato di elaborazioni cognitive del cervello, ma sia strettamente legata all’interazione tra il corpo, i sensi e l’ambiente circostante.
È:
- sintonizzarsi con velocità, profondità, vincoli
- sentire il tempo di rimbalzo
- adattare il corpo in tempo reale
Un ricevitore non “capisce” dove cadrà la palla. Lo percepisce.
E reagisce subito.
Allenare la percezione: cosa fare davvero in palestra
La percezione si educa principalmente organizzando i vincoli.
Esempi di esercizi utili a questa sensibilizzazione esterna, sperimentate in squadre regionali e under.
1. Ricezione dichiarata
Battute e lanci variati.
Le atlete dichiarano la risposta prima di eseguirla: corta, lunga, ricevo in palleggio.
Obiettivo: collegare percezione–spostamento–ingresso sulla palla.
Attenzione: questo esercizio è un momento di passaggio. Quando l’atleta avrà raggiunto un buon livello riceverà una battuta profonda in palleggio, allargandosi sul bagher laterale o indietreggiano rapidamente senza sapere il perché … e farà la cosa giusta.
2. Battuta con segnale
Il coach mostra un gesto un attimo prima della battuta.
Il gesto indica la zona verso la quale servire.
Obiettivo: velocizzare la lettura e adattare la decisione.
Attenzione: questa cosa si fa anche in partita e in quel contesto l’allenatore sarà attento a non destabilizzare l’atleta, scegliendo il tempo giusto della comunicazione. Nell’esercitazione, fino all’ultimo, l’allenatore non mostrerà il segnale all’atleta, che avrà una frazione di secondo per modificare il suo approccio motorio ed indirizzare la palla nella direzione voluta.
Variante: al gioco può partecipare anche la ricezione. Con lo stesso timing: un attimo prima che la compagna esegua il servizio, le atlete in ricezione dichiarano le intenzioni comunicate dal coach. Così imparano a percepire i segni lasciati dalla compagna. Esempio: se guarderà in zona cinque probabilmente è lì che indirizzerà il pallone.
3. Difesa con rumore
Difesa su attacco + una distrazione (musica, ostacolo, movimento casuale, luce soffusa).
Variante: il mio gioco preferito è la ricezione con luce soffusa, in genere utilizzando le soli luci d’emergenza della palestra.
Obiettivo: spostare l’attenzione su una serie di “distrazioni” che ostacolano l’esecuzione del gesto, focalizzarsi sull’essenziale.
4. Mini-set 6 vs 5
La squadra in 5 cambia posizione all’ultimo secondo (concordando segretamente come muoversi).
L’altra deve trovare lo spazio libero e fa punto solo se la palla cade nello spazio lasciato scoperto dalle compagne che giocano in cinque e che devono comportarsi come se fossero in sei, lasciando libera la posizione occupata dall’atleta mancante.
Obiettivo: visione periferica e lettura delle affordance.
Attenzione: In questo caso è chiaro cosa sia un’affordance: lo spazio lasciato libero invita ad indirizzare il colpo in quella direzione. La percezione contiene la risposta.
Conclusione: dentro o fuori? La risposta è… fuori
Il lavoro più potente che possiamo fare come allenatori non è “correggere”, ma spostare l’attenzione sul focus esterno. Sempre Gray, nel suo libro, Ottimizzare il movimento nello sport, sostiene che: “questo tipo di focus è spesso preferito per migliorare le prestazioni motorie, perché aiuta a coordinare il movimento in risposta a stimoli esterni”.
Dal corpo → alla palla
Dalla tecnica → allo spazio
Dalla paura → al gioco
L’atleta deve imparare a leggere l’ambiente che è fuori, e comportarsi immediatamente di conseguenza.
Ci sono due elementi alla base di questa convinzione:
- La soluzione non nasce dal controllo ragionato, ma dalla percezione;
- Ogni atleta, dopo un necessario periodo di apprendimento, ha le soluzioni per poter percepire dall’ambiente quello che il corpo trasforma immediatamente in risposta.
Di conseguenza allenare il rapporto immediato con l’ambiente è la cosa fondamentale che si possa fare in palestra.
