Ciucciami il calzino! , fece il maschietto.
Cretino! , rispose la femminuccia tentando di colpirlo con il suo sassofono giocattolo.
Bisogna aver i oci anca de drio!
Cosa hai detto zio? Fece il ragazzino, vispo, un biondino con i capelli a spazzola.
Che con voi bisogna avere gli occhi anche di dietro!, disse il professore. Poi alzò la testa dalle bozze del suo libro e chiamò Marta. Ci lavorava da mesi al suo libro sull’umanesimo. Lo rileggeva e lo leggeva ancora una volta. Cambiava una virgola, ma poi quella virgola spostava un punto. Una tela di Penelope.
Marta, amore mio. Gli uscì uno di quegli amore mio che non vogliono dire esattamente amore mio. Con questi per casa non riesco a combinare nulla. Il lavoro va in mona, dai! Puoi dare uno sguardo?
Stava perdendo la pazienza. Oh, se stava perdendo la pazienza. Si vedeva proprio.
Sono le due e i bimbi ancora debbono mangiare, disse Marta dalla cucina, mentre friggeva un pacchetto di patatine surgelate della Findus. Un po’ di pazienza, professore. Lo chiamava professore quando voleva metterlo in ridicolo. Non sempre funzionava.
Questi si ammazzano, vieni un po’ dai. Chiese ancora il professore senza alzare gli occhi dai suoi appunti, concentrato sull’ennesima virgola che avrebbe spostato un punto, ridimensionato un paragrafo e così via.
Sto preparando il pranzo, caro. Ti ho chiesto di passare un po’ di tempo con i ragazzi. Dieci minuti, dieci minuti ancora.
Ma sono i tuoi nipoti!
Miei? tuoi? Ma non eri comunista? Sei stato persino deputato comunista. Adesso che vuol dire miei e tuoi ? Mica sono una proprietà i nipoti? Hai sentito il professore? i tuoi nipoti, dice. Si accorse di aver passato il segno. Fai una cosa, aggiunse più conciliante. Accendi la televisione. A quest’ora su Fox inizia il loro cartone animato preferito.
Eh, già, disse il professore. Adesso li mettiamo davanti alla balia a rimbambirsi…
…vabbè, tacai a un ciodo, ma vivi! Attacchiamo sto ciodo, va. Ma che cazzo è FOX?!?
Zia! Zia! Zio ha detto una parolaccia!
Chissà da quant’è che non vedo un cartone animato, si chiese il professore. Avrò mai visto un cartone animato? Forse, no. Fino a qualche tempo prima, prima di Marta neanche aveva il televisore in casa. Certo che non ha mai visto un cartone. Quando era bambino mica c’era la televisione. Se voleva vedere qualcosa, in genere quando voleva vedersi in tv scendeva al piano di sotto. Nell’appartamento della mamma.
Perché ce l’hai sempre con Berlusconi? Diceva la mamma quando il professore scendeva a vedere in tv qualche intervista che aveva rilasciato qua e là. E’ un brav’uomo quello. Non è che perché tu sei comunista gli deve sempre dare addosso.
Ma è vero che hai soffiato la moglie a Berlusconi? Gli disse una volta, facendo pure il gesto di rubare con le dita. Ma, su Massimo, la Veronica non è donna per te! Aggiunse.
Lui zitto. Guardava quei dieci minuti di tv e tornava al piano di sopra, dai suoi libri. Altro che Veronica! Libri e studio. Studio e scrittura. Poi arrivò Marta, pretese il televisore, così anche lui poteva vedersi in pace la tv. Tanto Marta volle la televisione per principio. Non esiste una casa senza la tivvù, gli disse quando si presentò armi e bagagli. Così lui si auto assolveva: mica l’ho voluta io la televisione. E giù a guardare programmi scemi.
Dai su alzate! Fece il professore al maschietto e lo buttò di nuovo sul divano, che quello, il biondino, si era messo con il muso ad un centimetro dal televisore.
Poi si mise di nuovo con la testa sui suoi appunti.
La centralità dell’idea di katastrophé, il dissidio tra eleos e phobos, l’equivocità stessa di tali termini, o la loro intraducibilità…
…ma dai boni! Porco d’un diavolo! Marta!
… su cui Lessing aveva tanto insistito, e quella tra essi e l’idea, altrettanto ardua da decifrare, di catarsi, sono elementi che l’orthos logos…
Ciucciami il calzino, ciucciami il calzino…
Cretino, cretino…
Ma dai Marta! Cos’è che fai? il pranzo di Natale!!! ???
Dio te varda da un magnador che no beve, borbottò Marta dalla cucina. A tavola un veneto che non beve non si è mai visto. Non che il professore fosse proprio astemio. Però, Santo Dio, disse Marta, tu neanche bevi, figurati mangiare, va! Un goccetto, bevi un goccetto di più e goditi la vita!
Vabbè, fece il professore. Gettò forte il manoscritto sulla libreria, un vero manoscritto, perché lui i suoi libri li scrive a mano con tanto di note e rimandi, e si mise sul divano. Il maschietto a destra e la femminuccia a sinistra. Così, come se fossero figli suoi. Vedemo sto cartone, disse! Non ho mai visto un cartone animato per intero, si rispose alla domanda che si era fatto qualche minuto prima.
Per questo il vecchio professore comunista si impose di guardare il cartone animato per intero. Per curiosità. Una cosa è vedere un pezzo di cartone, magari ti fai anche una risata. Ma come sarà un cartone intero? Avrà una storia?
Ottava stagione, episodio ventitre, deve essere un po’ che va avanti questa roba. Uno che ha iniziato a seguirla dall’inizio adesso avrà diciotto o venti anni e magari la vede ancora. Così, per affezione, che uno a diciotto anni avrà da far di meglio che vedere i cartoni.
Ah ecco inizia. Fece il professore. Aha, ecco Bart, fece la femminuccia. Arriva un tipetto tutto giallo che scrive una frase senza senso alla lavagna. Del tipo: non sono una donna di 32 anni, o qualcosa del genere. Venti, trenta volte l’avrà già scritta. Poi corre via, corrono via tutti e si piazzano sul divano a vedere la tv. Madre, Padre, una neonata e due figli più grandi. Non c’entrano mica sul divano. Sgomitano.
Il nemico di Homer.
Chi è quel signore? Il giornalista di Springfield, fece la femminuccia.
Insomma c’era questo giornalista che racconta la storia di un tale Grame. Che sfiga che ha ‘sto Gram! Dice il professore. Shhhh fece il maschietto. Abbandonato in autostrada, come un cane, dice la femminuccia. Poverino. Guarda qui, fa il professore. Lavora sodo e si laurea in ingegneria nucleare per corrispondenza.
Aha aha, fece il maschietto quando un corvo si avventa sulla laurea appena consegnata dal postino al povero Grame. Shhhh fece lo zio.
Quando manca? , fece zia dalla cucina. Non saprei disse il professore. Che pizze! Disse la bambina, zitti! Il maschietto prese risoluto il telecomando, premette la i.
Finisce alle 14 e 20 zietta. Che profumino. Evviva, la zia ci fa le patatine fritte, disse il maschietto. Grame viene assunto alla centrale nucleare ma il suo posto di vice direttore esecutivo è preso da un cane… Ora Homer gli morde tutte le matite…una se la infila pure nel naso!
Aha, aha, fece il Professore. Si stava divertendo, si vede che si stava divertendo. Non faceva mica finta il professore. Si divertiva sul serio.
Non c’è niente da ridere zietto, fece la bambina. Povero Grame! Lui è bravo.
Ciucciati il calzino fece il nipotino rivolto a Grame quando Homer viene premiato ad un concorso per bambini. Non è un bambino!, grida Grame. Ma nessuno lo ascolta. Homer lo chiama Grammione, affettuoso. Non voglio che mi chiami Grammione!, dice l’altro, stizzito.
Ciucciati il calzino Grammione! urla di nuovo il maschietto e salta in piedi sul divano. Ahia, fece il professore! Stai giù!
Grame impazzisce di rabbia, si mangia le ciambelle come Homer, fa la pipì e non si lava le mani. Insulta Homer quando lo invita a cena a casa sua. Ecco che Grame si avvicina ad un quadro elettrico.
Lo tocco senza guanti di protezione! Sono Homer Simpson! Dice in un delirio di onnipotenza. E muore folgorato.
Poveretto, dice la femminuccia. Ciucciami il calzino, dice il maschietto. Però…, commenta il professore. E’ Camus. Lo straniero. Beh, in chiave pop, molto pop.
Pop, le poppe!!! Ahaha dice il maschietto. Zietta, zietta, zio ha detto le poppe.
Non ho detto poppe, disse il professore. Se la stava prendendo per la storia delle poppe. Ho detto pop, disse, lo sai cosa vuol dire pop? Si sorprese a dare uno scappellotto dietro alla testa del maschietto. Ahi, fece quello, ma se la rideva sotto i baffi. Ciucciami il calzino, disse al professore. Corse via.
E’ finito? Non ancora zietta, dice il bambino. C’è il funerale di Grammione, ahaha Grammione è nella bara. Guarda Homer: sta dormendo al funerale. Russa. Ridono tutti e Grammione se ne va sotto terra. Aha, aha. Sì, questo pezzo fa ridere, ammise la femminuccia.
A tavola, ragazzi, fece zietta con un vassoio di cotolette con patatine fritte fumanti e tanto di ketchup di guarnizione.
Però, Marta, questi Simpson…, disse il professore mettendosi a tavola. Si era dimenticato di lavarsi le mani. Ti sei dimenticato di lavarti le mani, disse Marta. Bambini, andate a lavarvi le mani insieme a zio! Su, disse Marta, mentre si guardava allo specchio quella sua strana acconciatura blu. Poi si mise a cercare nella libreria del salone…
Non vieni a mangiare? Chiese il professore. Ci siamo lavati le mani zietta. Ci metti le patatine e le cotolette nei piatti? Voglio anche la majonese, disse la ragazzina!
Aspettate cari. Servili tu Massimo. Aspettate ragazzi, un attimo. Soltanto un attimo e zietta viene a mangiare. Si diede da fare con i libri della libreria, prima uno scaffale, poi l’altro… deve essere qui….ah eccoti. Ecco dove ti eri cacciato. Dietro all’Angelo Necessario stava. Una pila di angeli necessari con questa orrenda copertina verde. Tutti impolverati. Domani li spolvero, anzi no, li butto. Pensò proprio questo, li butto. Tanto non li legge più nessuno. Tieni caro, ci hanno già pensato, non darti pena. I Simpson e la filosofia.
Ma figurati se io pensavo ad un libro sui Simpson. Ho altro per la testa…
...avviene così che la critica di coloro che, ripercorrendo i fili che dall’idealismo conducono alla catastrofe europea, e, ricollegandosi a Nietzsche, analizzano le ragioni del fallimento di quell’idea di Kultur, finisca col coinvolgere in sé l’Umanesimo stesso…
… che te ne pare cara?
Aha aha, fece la femminuccia. Questo sì che fa ridere! Si freddano le patatine zietto, mangia.
Ciucciati il calzino zietto! Disse il maschietto.
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Ciucciami il calzino! , fece il maschietto.
Cretino! , rispose la femminuccia tentando di colpirlo con il suo sassofono giocattolo.
Bisogna aver i oci anca de drio!
Cosa hai detto zio? Fece il razzino, vispo, un biondino con i capelli a spazzola.
Che con voi bisogna avere gli occhi anche di dietro!, disse il professore. Poi alzò la testa dalle bozze del suo libro e chiamò Marta.
Marta, amore mio. Gli uscì uno di quegli amore mio che non vogliono dire esattamente amore mio. Con questi per casa non riesco a combinare nulla. Il lavoro va in mona, dai! Puoi dare uno sguardo? Stava perdendo la pazienza. Oh, se stava perdendo la pazienza. Si vedeva proprio.
Sono le due e i bimbi ancora debbono mangiare, disse Marta dalla cucina, mentre friggeva un pacchetto di patatine surgelate. Un po’ di pazienza.
Questi si ammazzano, vieni un po’ dai. Chiese ancora il professore senza alzare gli occhi dai suoi appunti.
Sto preparando il pranzo, caro. Ti ho chiesto di passare un po’ di tempo con i ragazzi. Dieci minuti, dieci minuti ancora.
Ma sono i tuoi nipoti!
Miei? tuoi? Ma non eri comunista? Sei stato persino deputato comunista. Adesso che vuol dire miei e tuoi ? Mica sono una proprietà i nipoti? Hai sentito il professore? i tuoi nipoti, dice. Fai una cosa, aggiunse più conciliante. Accendi la televisione. A quest’ora inizia il loro cartone animato preferito.
Eh, già, disse il professore. Adesso li mettiamo davanti alla balia a rimbambirsi…
…vabbè, tacai a un ciodo, ma vivi! Attacchiamo sto ciodo, va.
Chissà da quant’è che non vedo un cartone animato, si chiese il professore. Avrò mai visto un cartone animato? Forse, no. Fino a qualche tempo prima, prima di Marta neanche aveva il televisore in casa. Certo che non ha mai visto un cartone. Quando era bambino mica c’era la televisione. Se voleva vedere qualcosa, in genere quando voleva vedersi in tv scendeva al piano di sotto. Nell’appartamento della mamma.
Perché ce l’hai sempre con Berlusconi? Diceva la mamma quando scendeva a vedere la tv qualche intervista che aveva rilasciato qua e là. E’ un brav’uomo quello. Non è che perché tu sei comunista gli deve sempre dare addosso.
Ma è vero che hai soffiato la moglie a Berlusconi? Gli disse una volta, facendo pure il gesto di rubare con le dita. Ma, su Massimo, la Veronica non è donna per te! Aggiunse.
Lui zitto. Guardava quei dieci minuti di tv e tornava al piano di sopra, dai suoi libri. Altro che Veronica! Libri e studio. Studio e scrittura. Poi arrivò Marta, pretese il televisore, così anche lui poteva vedersi in pace la tv. Tanto Marta volle la televisione per principio. Non esiste una casa senza la tivvù, gli disse quando si presentò armi e bagagli. Così lui si auto assolveva: mica l’ho voluta io la televisione. E giù a guardare programmi scemi.
Dai su alzate! Fece il professore al maschietto e lo buttò di nuovo sul divano, che quello, il biondino, si era messo con il muso ad un centimetro dal televisore.
Poi si mise di nuovo con la testa sui suoi appunti.
La centralità dell’idea di katastrophé, il dissidio tra eleos e phobos, l’equivocità stessa di tali termini, o la loro intraducibilità…
…ma dai boni! Porco d’un diavolo! Marta!
… su cui Lessing aveva tanto insistito, e quella tra essi e l’idea, altrettanto ardua da decifrare, di catarsi, sono elementi che l’orthos logos…
Ciucciami il calzino, ciucciami il calzino…
Cretino, cretino…
Ma dai Marta! Cos’è che fai? il pranzo di Natale!!! ???
Dio te varda da un magnador che no beve, borbottò Marta dalla cucina. A tavola un veneto che non beve non si è mai visto. Non che il professore fosse proprio astemio. Però, Santo Dio, disse Marta, tu neanche bevi, figurati mangiare, va!
Vabbè, fece il professore. Gettò forte il manoscritto sulla libreria, un vero manoscritto, perché lui i suoi libri li scrive a mano con tanto di note e rimandi, e si mise sul divano. Il maschietto a destra e la femminuccia a sinistra. Così, come se fossero figli suoi. Vedemo sto cartone, disse! Non ho mai visto un cartone animato per intero, si rispose alla domanda che si era fatto qualche minuto prima.
Per questo il vecchio professore comunista si impose di guardare il cartone animato per intero. Per curiosità. Una cosa è vedere un pezzo di cartone, magari ti fai anche una risata. Ma come sarà un cartone intero? Avrà una storia?
Ottava stagione, episodio ventitre, deve essere un po’ che va avanti questa roba. Uno che ha iniziato a seguirla dall’inizio adesso avrà diciotto o venti anni e magari la vede ancora. Così, per affezione, che uno a diciotto anni avrà da far di meglio che vedere i cartoni.
Il nemico di Homer.
Ah ecco inizia. Fece il professore. Aha, ecco Bart, fece la femminuccia. Arriva un tipetto tutto giallo che scrive una frase senza senso alla lavagna. Del tipo: non sono una donna di 32 anni, o qualcosa del genere. Venti, trenta volte l’avrà già scritta. Poi corre via, corrono via tutti e si piazzano sul divano a vedere la tv. Madre, Padre, una neonata e due figli più grandi. Non c’entrano mica sul divano. Sgomitano.
Chi è quel signore? Il giornalista di Springfield, fece la femminuccia.
Insomma c’era questo giornalista che racconta la storia di un tale Grame. Che sfiga che ha ‘sto Gram! Dice il professore. Shhhh fece il maschietto. Abbandonato in autostrada, come un cane, dice la femminuccia. Poverino. Guarda qui, fa il professore. Lavora sodo e si laurea in ingegneria nucleare per corrispondenza.
Aha aha, fece il maschietto quando un corvo si avventa sulla laurea appena consegnata dal postino al povero Grame. Shhhh fece lo zio.
Quando manca? , fece zia dalla cucina. Non saprei disse il professore. Che pizze! Disse la bambina, zitti! Il maschietto prese risoluto il telecomando, premette la i. Finisce alle 14 e 20 zietta. Che profumino. Evviva, la zia ci fa le patatine fritte, disse il maschietto. Grame viene assunto alla centrale nucleare ma il suo posto di vice direttore esecutivo è preso da un cane… Ora Homer gli morde tutte le matite…un se la infila pure nel naso!
Aha, aha, fece il Professore. Si stava divertendo, si vede che si stava divertendo. Non faceva mica finta il professore. Si divertiva sul serio.
Non c’è niente da ridere zietto, fece la bambina. Povero Grame! Lui è bravo.
Ciucciati il calzino fece il nipotino rivolto a Grame quando Homer viene premiato ad un concorso per bambini. Non è un bambino!, grida Grame. Ma nessuno lo ascolta. Homer lo chiama Grammone, affettuoso. Non voglio che mi chiami Grammone!, dice l’altro.
Ciucciati il calzino Grammone! urla di nuovo il maschietto e salta in piedi sul divano. Ahia, fece il professore! Stai giù!
Grame impazzisce di rabbia, si mangia le ciambelle come Homer, fa la pipì e non si lava le mani. Insulta Homer quando lo invita a cena a casa sua. Ecco che Grame si avvicina ad un quadro elettrico.
Lo tocco senza guanti di protezione! Sono Homer Simpson! Dice in un delirio di onnipotenza. E muore folgorato.
Poveretto, dice la femminuccia. Ciucciami il calzino, dice il maschietto. Però…, commenta il professore. E’ Camus. Lo straniero. Beh, in chiave pop, molto pop.
Pop, le poppe!!! Ahaha dice il maschietto. Zietta, zietta, zio ha detto le poppe.
Non ho detto poppe, disse stizzito il professore. Si sorprese a dare uno scappellotto dietro alla testa del maschietto. Ahi, fece quello, ma se la rideva sotto i baffi. Ciucciami il calzino, disse al professore.
E’ finito? Non ancora zietta, dice il bambino. C’è il funerale di Grammone, ahaha Grammone è nella bara. Guarda Homer: dorme al funerale. Russa. Ridono tutti e Grammone se ne va sotto terra. Aha, aha. Sì, questo pezzo fa ridere, ammise la femminuccia.
A tavola, ragazzi, fece zietta con un vassoio di cotolette con patatine fritte fumanti e tanto di ketchup di guarnizione.
Però, Marta, questi Simpson…, disse il professore mettendosi a tavola. Si era dimenticato di lavarsi le mani. Ti sei dimenticato di lavarti le mani, disse Marta. Bambini, andate a lavarvi le mani insieme a zio! Su, disse Marta, mentre si guardava allo specchio quella sua strana acconciatura blu. Poi si mise a cercare nella libreria del salone…
Non vieni a mangiare? Chiese il professore. Ci siamo lavati le mani zietta. Ci metti le patatine e le cotolette nei piatti? Voglio anche la majonese, disse la ragazzina!
Aspetta caro. Servili tu Massimo. Aspettate ragazzi, un attimo. Soltanto un attimo e zietta viene a mangiare. Si diede da fare con i libri della libreria, prima uno scaffale, poi l’altro… deve essere qui….ah eccoti. Ecco dove ti eri cacciato. Dietro all’Angelo Necessario stava. Una pila di angeli necessari con questa orrenda copertina verde. Tutti impolverati. Domani li spolvero, anzi no, li butto. Pensò proprio questo, li butto. Tanto non li legge più nessuno. Tieni caro, ci hanno già pensato, non darti pena. I Simpson e la filosofia.
Ma figurati se io pensavo ad un libro sui Simpson. Ho altro per la testa…
…avviene così che la critica di coloro che, ripercorrendo i fili che dall’idealismo conducono alla catastrofe europea, e, ricollegandosi a Nietzsche, analizzano le ragioni del fallimento di quell’idea di Kultur, finisca col coinvolgere in sé l’Umanesimo stesso…
… che te ne pare?
Aha aha, fece la femminuccia. Questo sì che fa ridere! Si freddano le patatine zietto, mangia.
Magari qualcuno lo avrebbe letto un libro sui Simpson. Potevo starmi zitta. Pensò Marta.
