Nel dicembre 2024 ho pubblicato un articolo che preannunciava il 2025 come anno distopico (qui). Nello stesso anno recensivo un docufilm, 2073, che leggeva i prodromi di un mondo distopico collocato nell’anno che dava il titolo al film. All’epoca suonava come un’allerta, suffragata da letteratura e cinema. Oggi la parola distopia è diventata di uso comune perché molte persone riconoscono un fatto evidente: viviamo un periodo che segna un salto netto dalla progressione lineare della storia. Inoltre il futuro non appare più desiderabile, come nell’utopia, ma terrificante e soprattutto quel futuro inquietante sta cominciando a nascere nella quotidianità. Distopia è una distorsione irreversibile della realtà alla quale eravamo abituati.
Per questo è nata STORIA, una griglia di pratica filosofica pensata per interrompere l’ipnosi distopica e restituire i fatti alla loro dimensione storica: chiarire le parole, ricostruire le prove, rendere visibili interessi e attori, riaprire alternative, costruire comunità di giudizio, trasformare l’analisi in un’azione misurata.
Serve davvero?
La domanda merita una risposta empirica prima che morale. Conviene fare un passo indietro e verificare se i dispositivi tipici della distopia — quelli che letteratura e cinema hanno fissato come repertorio — oggi compaiono come tratti strutturali della realtà. Se la griglia regge, STORIA diventa uno strumento di lavoro plausibile. Se la griglia non regge, la parola “distopia” torna al suo posto: metafora emotiva, utile magari a sfogarsi, inadatta a capire. È solo un brutto momento, passerà. Chi legge sarà giudice.
Parto quindi da cinque indicatori ricorrenti della letteratura distopica: regressione democratica e repressione, degrado ambientale, potere economico e controllo tecnologico, disuguaglianze rigide, promessa di ordine e sicurezza come leva del consenso tributato dalle stesse vittime del sistema.
a) Società oppressive e regressione democratica. Russia, Cina e USA sono le tre potenze mondiali e i loro sistemi, per ragioni diverse e su scale diverse, mostrano evidenti arretramenti e tensioni sui contrappesi, sulla libertà di stampa e sul pluralismo rispetto ai loro standard del recente passato. Le immagini dell’ ICE sono qualcosa che avevamo visto solo al cinema. In Iran, come in molti paesi interessati dalla cosiddetta Primavera araba del 2011, la repressione continua a presentarsi come metodo utile a soffocare un possibile ritorno di quella stagione. In queste ore gli Usa si preparano ad un intervento armato su Teheran. In Israele c’è di fatto una sospensione della democrazia, formalmente a seguito dei fatti del sette ottobre 2023, con ripercussioni drammatiche su tutta l’aria mediorientale. A questi fenomeni non sono interessati una Nazione, tre o quattro, come avvenne per nazismo e fascismo, tutto il mondo va nella stessa direzione. L’Europa resiste, ma arranca: i movimenti di omologazione ad USA e Russia si fanno sempre più forti e la sua economia sempre più vulnerabile.
b) Degrado ambientale e rinuncia politica alla soluzione. Gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno evidenti. Nel 2025 la transizione è uscita dall’agenda come priorità credibile: il Green Deal perde spinta anche in Europa, mentre l’ambientalismo viene spesso ridotto a caricatura. Ne risulta un paesaggio sempre più “Blade Runner”: grandi città con ambienti ai limiti della sopravvivenza, diseguaglianze radicali, tecnologia che accelera la divaricazione tra le classi sociali, riducendole a due. L’ habitat nel quale si è costretti a vivere fa la differenza.
c) Tecnologia e potere economico come leva di controllo. Oligarchie e trust dispongono di ricchezze paragonabili a quelle di interi Stati. La sorveglianza digitale diventa ordinaria: monitoraggio diffuso, profilazione, tracciamento. Perfino lo spazio, bene comune, si riempie di flotte satellitari private che governano flussi informativi in modo quasi monopolistico, anche in aree di guerra. L’ ICE, la forza di polizia speciale USA per contenere l’immigrazione, viene reclutata attraverso sofisticati screening tecnologici. Il Washington Post ha rivelato che ICE utilizza una tecnica pubblicitaria chiamata geofencing, che fa comparire annunci di reclutamento sui telefoni di chi si avvicina a determinate aree. Tra queste figurano basi militari, gli autodromi delle gare automobilistiche NASCAR, rodei, fiere delle armi ed eventi UFC (Ultimate Fighting Championship, o Campionati di combattimento estremo). La travolgente affermazione dell’Intelligenza Artificiale non è sottoposta a nessun contrappeso o controllo. Il rischio che sia utilizzata nella guerra ibrida a sostegno del potere, della disinformazione, dell’omologazione è reale.
d) Classi rigide e disuguaglianze strutturali. Dodici individui (individui, non aziende) possiedono la stessa ricchezza di quattro miliardi di persone. Per il resto chi è “dentro” resta dentro; per gli altri cresce un futuro ai margini. La gentrificazione spinge fuori dal centro delle città i redditi medi. New York, Milano, Parigi sono città per ricchi, ma ai margini vivono i poveri, un tempo classe media. Città del Messico, New Delhi e le città Africane hanno un centro intriso di periferia. Uno stipendio non basta per vivere. L’istruzione si comprime: da un lato percorsi dequalificati e low cost (anche online), dall’altro l’impossibilità materiale di proseguire gli studi. Il risultato è un bacino di lavoro precario, sottopagato, spesso invisibile, che abbassa la soglia salariale di interi settori. Nei paesi governati dal fondamentalismo le donne non sono ammesse all’istruzione superiore, in quelli capitalistici se sei ricco studi, altrimenti al massimo ti laurei, c’è differenza. Le materie scientifiche garantiscono impiego (sottopagato), le altre no. La scuola è legata al lavoro, tutto il resto è un vizio per ricchi.
e) Promessa di ordine e sicurezza. La percezione del pericolo cresce: in parte alimentata dai media, in parte prodotta dai fattori dei quali abbiamo detto ai punti precedenti. Su questa paura prosperano regimi e oligarchie, con pratiche che scavalcano le regole finora considerate “normali”: controlli estesi, strumenti tecnologici, apparati speciali, violazione delle regole. Il film di Spielberg Minority Report resta un’immagine utile: prevenire il crimine diventa l’alibi per anticipare la colpa, trasformando la previsione in condanna.
A questo punto il test è drammaticamente superato. La distopia è oggi. Di fronte a questo scenario appare chiaro che la divisione ideologica destra/sinistra non ha più senso, appare grottesca: è tardi e presto per dividersi. Tardi perché non è più tempo di discutere sulla direzione verso la quale indirizzare la valanga: ci siamo dentro. Presto perché se ne usciremo torneremo a discutere.
La pratica filosofica non sostituisce politica, diritto e giornalismo. Offre però un metodo replicabile di giudizio e azione. La griglia, riassunta nell’acronimo STORIA è un modello di intervento, uno di quelli possibili, che può incarnarsi in molteplici iniziative. Lo scopo è quello di interrompere l’ipnosi distopica: chiarire le parole, ricostruire i fatti, mostrare interessi e attori, riaprire alternative, creare comunità di giudizio e portare ad un’azione mirata.
Di seguito una possibile griglia operativa di STORIA, seguita da una cassetta degli attrezzi filosofici che possono essere utili a ciascuna sezione.
S — Scomponi le parole
Obiettivo: togliere potere alle parole-immagine della distopia.
- Quali sono le 3 parole chiave? (es. “sicurezza”, “sviluppo”, “emergenza”)
- Cosa significano qui, in concreto?
- Chi decide definizioni e confini?
Output: una definizione operativa in 2 righe per ciascun termine.
T — Traccia le prove
Obiettivo: ricostruire un minimo comune epistemico.
- Che tipo di affermazione è? fatto / interpretazione / valore
- Quali fonti primarie esistono? (documenti, dati, atti, dichiarazioni integrali)
- Cosa cambia se aggiungo contesto (data, luogo, sequenza)?
Output: 2–3 prove “forti” e 1 “debole” (per capire quanto regge).
O — Osserva interessi e attori
Obiettivo: far emergere potere e incentivi.
- Chi guadagna? Chi perde?
- Quali attori sono in gioco (Stato, imprese, lobby, apparati, piattaforme, media)?
- Quali incentivi spingono questa narrazione (consenso, rendita, distrazione, demonizzazione)?
Output: una mappa semplice: Attori → Interessi → Leve.
R — Ridisegna alternative
Obiettivo: riaprire il campo del possibile.
- Quali 2 alternative esistono, realistiche, con costi e benefici espliciti?
- Quali limiti vanno messi ai mezzi (diritti, trasparenza, controllo democratico, durata)?
- Qual è la versione “meno invasiva” che raggiunge lo stesso scopo?
Output: una proposta A/B (anche minimale), con vincoli chiari.
I — Intreccia comunità di giudizio
Obiettivo: trasformare reazione in deliberazione.
- Con chi posso verificare e discutere (una piccola rete, 3–5 persone)?
- Quali regole minime adottiamo (fonti, definizioni, diritto di confutare senza delegittimare)?
- Chi sintetizza in modo neutro ciò che è emerso?
Output: un micro-verbale: punti condivisi, punti controversi, domande aperte.
A — Agisci
Obiettivo: passare dalla diagnosi alla manutenzione civile.
- Qual è un gesto ripetibile questa settimana? (verifica, scrittura, segnalazione, partecipazione, sostegno a informazione affidabile, richiesta formale di trasparenza)
- Quale indicatore userò per capire se funziona?
Output: un’azione concreta + un criterio di esito.
La semplicità della griglia si fonda su una complessità degli strumenti squisitamente filosofici a supporto del metodo. Ecco una cassetta degli attrezzi semplificata.
Fondamenti filosofici di STORIA
S — Scomponi le parole
- Socrate / Platone: metodo maieutico e richiesta di definizioni operative; smontaggio delle parole-ombrello che seducono più di quanto chiariscano. L’allegoria della caverna come modello per leggere immagini e narrazioni che scambiano l’effetto per il vero, e per distinguere doxa e conoscenza.
- Wittgenstein: giochi linguistici e uso situato delle parole; i termini cambiano funzione a seconda del contesto e possono diventare leve di potere (etichette, slogan, cornici) più che strumenti di comprensione.
- Laclau & Mouffe (teoria del discorso, più attuale): le parole politiche come significanti contesi (“sicurezza”, “popolo”, “libertà”, “decoro”) che organizzano alleanze e conflitti. Strumento pratico: individuare il significante dominante e chiedere chi lo riempie di senso, contro chi, con quali esclusioni.
T — Traccia le prove
- Aristotele: logica dell’argomento; distinzione tra dimostrazione e persuasione; fallacie.
- Occam: principio di parsimonia; a parità di fatti disponibili, preferire la spiegazione che regge senza aggiungere passaggi gratuiti, entità invisibili o eccezioni su misura. Strumento anti–fake: quando una narrazione ha bisogno di discorsi sovrabbondanti non si offre a verifiche.
- Hume: credibilità della testimonianza; proporzione tra tesi e qualità dell’evidenza (il “clamoroso” richiede prove robuste), critica del nesso di causalità.
- Popper: falsificabilità; domanda decisiva: che cosa smentirebbe questa affermazione?
- Kuhn: teoria delle rivoluzioni scientifiche. Un paradigma non è per sempre.
O — Osserva interessi e attori
- Marx: ideologia e interessi materiali; “chi beneficia” come criterio di lettura. Ideologia fondata sulla dominanza economica.
- Foucault: potere come rete e dispositivi; attenzione a pratiche, procedure, sorveglianza.
- Arendt: verità fattuale e politica; tecniche che producono cinismo e disancoraggio dal reale.
R — Ridisegna alternative
- Mill: confronto tra idee come test di robustezza; pluralismo e libertà di critica.
- Habermas: condizioni di discussione non distorta; regole del confronto civile come infrastruttura democratica.
- Rawls: principi di giustizia e “ragione pubblica”; vincoli normativi alle scelte collettive.
- Elinor Ostrom: governance dei beni comuni; progettare istituzioni e regole che rendono possibile la cooperazione su risorse condivise (clima, acqua, suolo, città). Strumento: tradurre obiettivi in meccanismi verificabili — confini e responsabilità, monitoraggio, sanzioni graduate, incentivi, livelli di decisione — così che l’utilità comune diventi una scelta conveniente, non un appello morale.
I — Intreccia, comunità di giudizio
- Peirce: comunità d’inchiesta; fallibilismo e correzione dell’errore nel tempo.
- Goldman: epistemologia sociale; affidabilità dei canali e valutazione delle competenze.
- Fricker: ingiustizia epistemica; ingiustizia che colpisce le persone in quanto soggetti di conoscenza: viene danneggiata la loro capacità di contribuire al sapere comune (testimoniare, interpretare, essere credute). È ingiustizia perché nasce da rapporti di potere e produce esclusione civile.
- Dewey: sapere come relazione;
A — Agisci con misura
- Aristotele: phronesis (prudenza pratica); decisioni proporzionate e contestuali.
- O’Neill: dignità e responsabilità; fiducia come accountability, non fede cieca.
- Jason Stanley: propaganda come azione politica; leggere gli effetti (polarizzazione, delegittimazione) per orientare contromisure.
- Marx: undicesima tesi su Feuerbach, dalla spiegazione del mondo alla trasformazione;
- Nietzsche: diagnosi del risentimento (morale reattiva che consuma energia in colpa e nemici) e invito a una forza “attiva”: scegliere gesti piccoli ma trasformativi, coerenti e ripetibili, invece di scariche emotive e indignazione che si esaurisce.

