Negli ultimi anni la resilienza è diventata una parola d’ordine morale: bisogna resistere, rialzarsi sempre, sopportare gli urti della vita. Ma cosa accade quando una buona idea diventa un’ideologia? Uno sguardo ispirato allo zen suggerisce un’altra possibilità: non opporsi sempre alla tempesta, ma imparare quando piegarsi e cambiare direzione. A volte la vera forza non è resistere, ma lasciare passare.
Autore: renato vernini
La pecora nera
Nel lavoro educativo e sportivo, l’etichetta di “pecora nera” indica chi si discosta dal comportamento collettivo. Più che un problema individuale, rappresenta un segnale relazionale che mette in luce tensioni e nodi nel gruppo. Analizzarlo con un approccio filosofico e di coaching aiuta a comprendere dinamiche, responsabilità condivisa e opportunità di crescita per l’intero team.
Distopia e S.T.O.R.I.A
La previsione formulata a fine 2024 si è concretizzata: il 2025 ha assunto tratti chiaramente distopici. Regressione democratica e repressione, degrado ambientale e rinuncia politica, disuguaglianze strutturali, poteri economici e dispositivi di controllo, promessa di ordine e sicurezza come leva del consenso: l’articolo ne illustra brevemente le ragioni e propone S.T.O.R.I.A., una griglia di pratica filosofica, un contributo alla riflessione attiva su questo momento che ricerca, attraverso gli strumenti filosofici, parole più chiare, prove ricostruite, interessi visibili, alternative praticabili, comunità di giudizio e azione misurata.
DENTRO O FUORI
Per anni abbiamo raccontato agli atleti la storia della bolla: chiudi tutto fuori! E se fosse più utile il contrario? Se provassimo a spostare l’attenzione sul focus esterno? Gray, nel suo libro, Ottimizzare il movimento nello sport, sostiene che: "questo tipo di focus è spesso preferito per migliorare le prestazioni motorie, perché aiuta a coordinare il movimento in risposta a stimoli esterni".
IL CARRELLO DELLA SPESA
Nel volley – e in molti sport – si insiste ancora su un modello prescrittivo che isola l’errore, lo punisce e tenta di “aggiustare” il gesto attraverso ripetizioni artificiali. Il famoso sistema del carrello funziona solo in apparenza: allena risposte rigide in contesti che non esistono in partita. L’alternativa è l’approccio ecologico, che mette al centro l’ambiente, le informazioni e l’adattamento dell’atleta. Introducendo vincoli, variabilità e “rumore”, cambia la percezione e aumentano letture, tempi, soluzioni. Non si corregge il gesto: si costruisce intelligenza di gioco. Il rumore non è un disturbo ma un acceleratore: illumina segnali nascosti, obbliga a leggere meglio compagne, avversarie e traiettorie. L’apprendimento diventa esplorazione, non imitazione.
