La pecora nera

Nel lavoro educativo e sportivo, l’etichetta di “pecora nera” indica chi si discosta dal comportamento collettivo. Più che un problema individuale, rappresenta un segnale relazionale che mette in luce tensioni e nodi nel gruppo. Analizzarlo con un approccio filosofico e di coaching aiuta a comprendere dinamiche, responsabilità condivisa e opportunità di crescita per l’intero team.

Distopia e S.T.O.R.I.A

La previsione formulata a fine 2024 si è concretizzata: il 2025 ha assunto tratti chiaramente distopici. Regressione democratica e repressione, degrado ambientale e rinuncia politica, disuguaglianze strutturali, poteri economici e dispositivi di controllo, promessa di ordine e sicurezza come leva del consenso: l’articolo ne illustra brevemente le ragioni e propone S.T.O.R.I.A., una griglia di pratica filosofica, un contributo alla riflessione attiva su questo momento che ricerca, attraverso gli strumenti filosofici, parole più chiare, prove ricostruite, interessi visibili, alternative praticabili, comunità di giudizio e azione misurata.

DENTRO O FUORI

Per anni abbiamo raccontato agli atleti la storia della bolla: chiudi tutto fuori! E se fosse più utile il contrario? Se provassimo a spostare l’attenzione sul focus esterno? Gray, nel suo libro, Ottimizzare il movimento nello sport, sostiene che: "questo tipo di focus è spesso preferito per migliorare le prestazioni motorie, perché aiuta a coordinare il movimento in risposta a stimoli esterni".

IL CARRELLO DELLA SPESA

Nel volley – e in molti sport – si insiste ancora su un modello prescrittivo che isola l’errore, lo punisce e tenta di “aggiustare” il gesto attraverso ripetizioni artificiali. Il famoso sistema del carrello funziona solo in apparenza: allena risposte rigide in contesti che non esistono in partita. L’alternativa è l’approccio ecologico, che mette al centro l’ambiente, le informazioni e l’adattamento dell’atleta. Introducendo vincoli, variabilità e “rumore”, cambia la percezione e aumentano letture, tempi, soluzioni. Non si corregge il gesto: si costruisce intelligenza di gioco. Il rumore non è un disturbo ma un acceleratore: illumina segnali nascosti, obbliga a leggere meglio compagne, avversarie e traiettorie. L’apprendimento diventa esplorazione, non imitazione.

Squadra che vince… si cambia eccome!

“Squadra che vince non si cambia” è una frase comoda, ma pericolosa. Vale nello sport come in qualsiasi ambiente di lavoro: quando tutto sembra funzionare, smettere di evolvere è il modo più rapido per iniziare a perdere. In questo articolo racconto perché l’instabilità è una risorsa, come l’approccio ecologico fa crescere i gruppi e perché cambiare quando va tutto bene è spesso l’unica strategia davvero vincente.